Nel mondo degli investimenti di lungo periodo, uno degli strumenti più apprezzati è il PAC (Piano di Accumulo del Capitale). Ma quanto conta l’ordine dei rendimenti lungo il percorso? È meglio partire con mercati forti e poi affrontare una fase debole, o il contrario?
In questo articolo esploriamo due scenari realistici, simulando un PAC ventennale basato su dati storici del MSCI World, per capire come l’alternanza tra mercati bullish (rialzisti) e bearish (ribassisti) incida sul risultato finale. E lo facciamo anche tenendo conto dell’inflazione.
Le ipotesi della simulazione
Capitale iniziale: 15.000 €
Versamento mensile: 450 €
Durata del PAC: 20 anni
Scenario 1: primi 10 anni bullish (rendimenti medi annui 10%), ultimi 10 anni bearish (2%)
Scenario 2: primi 10 anni bearish (2%), ultimi 10 anni bullish (10%)
Inflazione media annua: 2%
I rendimenti bullish e bearish sono ispirati alle medie storiche del MSCI World su periodi ampi e diversificati.
Risultati in termini nominali (senza inflazione)
Scenario 1
Capitale finale con andamento: Bullish → Bearish
216.730 €
Scenario 2
Capitale finale con andamento: Bearish → Bullish
292.130 €

Ecco il grafico che mostra l’andamento del nostro PAC nei due scenari:
Linea verde: mercati forti nei primi 10 anni, deboli nei secondi 10 → crescita iniziale seguita da un rallentamento.
Linea blu: mercati deboli nei primi 10 anni, forti nei secondi 10 → crescita modesta inizialmente, ma accelerazione significativa nel finale.
Come si vede chiaramente, beneficiare di rendimenti elevati quando il capitale è maggiore (cioè nella seconda metà) porta a un risultato finale molto più alto.
Quindi, è evidente che arrivare forti è molto meglio che partire forti. Quando i rendimenti alti si verificano nella seconda metà del PAC, il capitale finale cresce molto di più. Questo perché i versamenti accumulati sono maggiori nella seconda parte, e quindi beneficiano di più del rendimento elevato.
Ma cosa succede se teniamo conto dell’inflazione?
Risultati reali (tenendo conto dell’inflazione al 2%)
Scenario 1
Capitale finale reale con andamento: Bullish → Bearish
146.094 €
Scenario 2
Capitale finale reale con andamento: Bearish → Bullish
196.920 €
L’inflazione “mangia” potere d’acquisto. Ma il divario tra i due scenari resta netto: investire in un mercato che cresce nella seconda parte dell’orizzonte temporale dà vantaggi reali significativi.
Perché succede questo? Il peso del “fattore tempo”
I PAC si fondano su un concetto chiave: la maggior parte del capitale investito si accumula nei secondi 10 anni. Di conseguenza, i rendimenti di quel periodo incidono più del doppio rispetto a quelli iniziali. È un perfetto esempio di come la sequenza dei rendimenti (sequence of returns) possa fare una grande differenza nei risultati a lungo termine.
Cosa possiamo imparare da questa simulazione?
Il market timing è difficile e spesso sopravvalutato. È l’orizzonte temporale e la costanza nei versamenti a giocare un ruolo cruciale. Non bisogna scoraggiarsi se si inizia a investire in un periodo debole: ciò che conta è restare esposti quando arrivano le fasi di crescita. È importante ragionare sempre al netto dell’inflazione, perché i numeri nominali possono ingannare.
Conclusione
Un PAC ben strutturato, portato avanti con disciplina e continuità, resta una delle strategie più robuste per costruire ricchezza nel lungo periodo. Tuttavia, questa simulazione ci ricorda che non basta quanto si investe, ma anche quando i mercati crescono conta molto.

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