Un memo che vale sempre la lettura
Quando Howard Marks pubblica un nuovo memo, la comunità finanziaria tende a fermarsi. Non perché offra previsioni infallibili, ma perché la sua capacità di osservare il comportamento degli investitori e interpretare i cicli di mercato è diventata un punto di riferimento. Nel suo recente “Is It a Bubble?” si concentra sull’argomento più discusso del momento: l’intelligenza artificiale. L’entusiasmo è palpabile, i capitali si muovono con velocità impressionante e l’idea che l’IA possa trasformare l’economia è ormai mainstream. Marks, tuttavia, invita a uno sguardo più lucido e meno condizionato dall’euforia generale.
Che cosa significa davvero parlare di “bolla”
Marks spiega che definire con certezza se ci troviamo in una bolla non è possibile. Una bolla si manifesta quando i prezzi si staccano dalla realtà, alimentati più dalle aspettative che dai risultati. Con l’IA questo rischio esiste, perché riguarda una tecnologia rivoluzionaria, senza precedenti storici utili per stimarne l’impatto economico. L’assenza di riferimenti concreti spinge gli investitori a immaginare scenari straordinari, magari anche plausibili, ma non necessariamente realistici nei tempi e nei modi in cui vengono incorporati nelle valutazioni di mercato. È da questo squilibrio tra prezzo e prudenza che, secondo Marks, possono nascere le distorsioni più pericolose.
Il paradosso delle bolle che accelerano il progresso
Una delle riflessioni più interessanti del memo riguarda la natura delle bolle legate alle innovazioni. Marks osserva che, nella storia, momenti di euforia finanziaria hanno spesso permesso a tecnologie cruciali di svilupparsi più rapidamente del normale. È accaduto con le ferrovie, con internet, con le infrastrutture energetiche. L’eccesso di entusiasmo genera investimenti sovradimensionati, spesso irrazionali, ma queste stesse risorse consentono a idee embrionali di diventare realtà concrete. Il paradosso è che la tecnologia sopravvive e prospera, mentre la maggior parte degli investitori coinvolti nella fase più calda della bolla finisce col perdere denaro. Marks non giustifica la speculazione, ma la riconosce come una dinamica ricorrente dei mercati.
Perché l’IA è diversa dalle bolle del passato
Nonostante le somiglianze psicologiche, Marks sottolinea che l’entusiasmo attuale per l’IA non è identico alla bolla delle dot-com. Questa volta i prodotti funzionano, vengono usati quotidianamente e generano valore reale. Le aziende che guidano lo sviluppo non sono startup senza ricavi, ma colossi tecnologici con modelli di business consolidati e bilanci solidi. Non assistiamo a una corsa incontrollata alle IPO né a valutazioni completamente disancorate dai fondamentali. Tuttavia, rimane una grande incertezza economica: non sappiamo chi catturerà la maggior parte dei profitti del settore, quali modelli di business emergeranno e se i rendimenti giustificheranno gli investimenti enormi necessari per sostenere la crescita dell’IA. È anche possibile, avverte Marks, che gran parte del valore generato finisca ai consumatori o a settori collaterali, senza tradursi in profitti proporzionati per gli azionisti.
L’impatto di queste riflessioni sugli investitori retail
Le considerazioni di Marks hanno implicazioni dirette per chi investe con i propri risparmi. Il memo non fornisce istruzioni operative, ma invita a evitare gli errori più comuni nei momenti di grande entusiasmo. Concentrare troppo capitale su un unico tema, per quanto promettente, è pericoloso: la storia dimostra che le narrazioni più seducenti sono spesso quelle che mettono più a rischio i risparmiatori. L’IA sarà probabilmente una trasformazione epocale, ma questo non significa che ogni azienda che oggi cavalca l’onda diventerà un successo assicurato. Non è prudente costruire portafogli sbilanciati o inseguire titoli che sono già stati spinti in alto da aspettative difficili da soddisfare.
Esporsi al tema senza cadere nell’euforia
Marks non suggerisce affatto di ignorare l’IA. Anzi, escludersi completamente da un cambiamento così profondo potrebbe rivelarsi una scelta miope. La chiave è l’equilibrio: costruire un’esposizione ponderata, preferendo strumenti diversificati o aziende solide, evitando scommesse aggressive su realtà prive di utili o su modelli di business ancora indefiniti. L’obiettivo non è indovinare quale sarà il prossimo leader dell’IA, ma partecipare alla crescita del settore con un livello di rischio sostenibile.
Accettare l’incertezza e investire con buon senso
Il cuore del messaggio di Marks è che non è necessario prevedere il futuro per investire bene. Non serve sapere con precisione se siamo in una bolla, né quale azienda vincerà. Serve invece avere un portafoglio capace di reggere scenari diversi, mantenere un approccio equilibrato e ricordare che l’investimento è un processo di lungo periodo. Le delusioni e le correzioni di mercato sono inevitabili, ma non devono spaventare chi investe con criterio. La protezione del capitale, unita a una partecipazione ragionata alle innovazioni più importanti, è ciò che fa la differenza nel tempo.
Conclusione: tecnologia rivoluzionaria, investimenti da valutare con prudenza
Marks conclude con una lezione che vale più della semplice previsione di mercato: si può avere ragione sulla tecnologia e torto sull’investimento. L’IA cambierà il mondo, ma questo non garantisce che ogni titolo legato all’IA genererà valore per chi investe oggi. Per gli investitori retail, la strategia più sensata è non lasciarsi travolgere dalla narrativa dominante, mantenere equilibrio e valutare il prezzo di ciò che si compra, non solo la sua storia. La rivoluzione dell’IA è già in corso, ma il modo in cui scegliamo di parteciparvi determinerà i nostri risultati.

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